[Review] Fujifilm X-E5

C’è un modello di Fujifilm il cui aggiornamento è stato vissuto dalla folta comunità Fuji con ansia e impazienza.

La serie X-E ha l’anima giusta: il mirino disassato, le linee da telemetro, la discrezione di chi vuole passare inosservato.

In Fujifilm negli ultimi tempi è arrivato il sensore X-Trans CMOS 5 HR da 40 megapixel su X-H2, X-T5 e infine X100VI, portando con sé una qualità d’immagine su un altro livello.

Mancava solo un corpo: una X100VI con accesso all’intero parco ottiche Fujifilm.

La X-E5 porta tutto questo in un corpo che si infila nella tasca di una giacca o in quella dei pantaloncini.

X-E5 con pancake in tasca e 40 Mpixel sono sempre raggiungibil

Ma la vera notizia non è il sensore.

La vera notizia è l’IBIS: stabilizzazione ottica sul sensore a 5 assi, fino a 7 stop di compensazione, per la prima volta nella storia della serie X-E.

Quattro anni di forum, petizioni informali e commenti sotto ogni annuncio Fujifilm che chiedevano la stessa cosa: mettete l’IBIS nella X-E.

Eccola.

Insieme all’IBIS, per la prima volta sulla serie X-E, arriva anche la ghiera fisica per le simulazioni pellicola, nascosta sotto la scocca, con la simulazione attiva visibile attraverso una piccola finestra. Un dettaglio di design che racconta più di qualsiasi specifica tecnica.

La X-E5 è stata provata con due pancake che ne completano il carattere: il nuovissimo XF 23mm F2.8 R WR, 35mm equivalente, 90 grammi, tropicalizzato e il XF 27mm F2.8 R WR II, l’ottica che molti considerano la compagna naturale di ogni corpo X-E.

Due ottiche analoghe ma diverse, stesso corpo, la X-E5, forse la proposta Fujifilm più facile da spiegare in assoluto: un’alternativa alla X100VI per chi non vuole l’ottica fissa, con la stessa anima e quasi la stessa esperienza d’uso.

ACROS, f/2.8, 1/210s, 125 ISO, 23mm


02 — Confronto Specifiche: X-E4 vs X-E5

Le voci in verde indicano un miglioramento significativo rispetto alla generazione precedente.

CaratteristicaX-E4  (2021)X-E5  (2025)
SensoreAPS-C X-Trans CMOS 4 BSI, 26,1 MPAPS-C X-Trans CMOS 5 HR BSI, 40,2 MP
ProcessoreX-Processor 4X-Processor 5
ISO nativo baseISO 160 (80 esteso)ISO 125 (ora sensibilità nativa, non estesa)
Stabilizzazione IBISAssenteSì, 5 assi, 7 stop al centro / 6 stop in periferia (prima nella serie X-E)
AutofocusIbrido fase+contrasto, 425 punti, Face/Eye AFIbrido AI deep learning, 425 punti, predittivo avanzato
Soggetti AF riconosciutiPersone, viso, occhiPersone, animali, uccelli, auto, moto, bici, aerei, treni, insetti, droni
Raffica meccanica8 fps8 fps (invariata)
Raffica elettronica20 fps (crop 1,25×)13 fps a piena area / 20 fps (crop 1,29×)
Video massimo (su scheda)4K/30p 8 bit 4:2:0 (oversampling 6K)6,2K/30p 10 bit 4:2:2 (pixel 1:1)
Video 4K/60pNon disponibileSì, 4K/60p (crop 1,14×)
Profilo LogF-Log (8 bit interno, 10 bit HDMI)F-Log2 (10 bit interno su scheda)
Slow motion1080p/240fps1080p/240fps (invariato)
Simulazioni pellicola1820 (+REALA ACE, +NOSTALGIC Neg.)
Ghiera Film SimulationAssenteSì, nascosta sottoscocca, finestra di lettura esterna (prima nella serie X-E)
Slot ricette FSAssente3 slot personalizzabili (FS1–FS3)
Mirino EVFOLED 0,39” 2,36M punti, 0,62×OLED 0,39” 2,36M punti, 0,62× + Classic Display + Surround View
Display3” touch, basculante 180°, 1,04M punti3” touch, basculante 180°, 1,62M punti (+56% risoluzione)
Piastra superioreMagnesio pressatoAlluminio lavorato dal pieno (prima nella serie X, da GFX100RF)
BatteriaNP-W126S, ~460 scattiNP-W235 (più capiente)
Slot memoriaSD UHS-ISD UHS-I / UHS-II / V90 (scrittura buffer video più veloce)
Otturatore elettronico max1/32.000 s1/180.000 s
Peso (con batteria e SD)364 g~445 g (+81 g per IBIS e sensore HR)
Dimensioni121 × 73 × 33 mm~132 × 75 × 45 mm (più profonda per IBIS)
Flash integratoAssenteAssente
TropicalizzazioneAssenteResistenza (non certificata WR full body)
Stampa Instax LinkNon supportataSì, wireless diretta

Con queste caratteristiche e questa portabilità la X-E5 mi ha accompagnato nel backstage di un matrimonio sull’isola di Kea nelle Cicladi in Grecia.

Reala Ace, f/5.6, 1/800s, 64 ISO, 23mm (crop in macchina)


03 — I dettagli

3.1 — Filosofia e Design: il Telemetro Digitale

Per i neofiti della fotografia nati nel mondo digitale questo mirino di lato può sembrare “strano” ma sicuramente non fa “storcere il naso”. Una volta imbracciata per scattare, è evidente come l’ergonomia del mirino laterale renda composizione e scatto più semplice non avendo appunto il naso contro la macchina.

Anche se richiede un minimo di abitudine, questa è, da parte di Fujifilm, una dichiarazione di intenti.

Il mirino laterale cambia il modo di stare davanti al soggetto: l’occhio sinistro rimane aperto, si vede il mondo attorno. È la postura del giornalista, di chi fa street, di chi fotografa la vita senza fermarla o comporla. È il modo di scattare di chi identifica la scena con l’occhio sinistro e scatta con il destro.

La prima grande svolta delle fotocamere con questo design, a telemetro, arriva nel 1925, quando la Leica I viene presentata alla Fiera di Lipsia: compatta, a pellicola 35 mm, rende finalmente possibile fotografare in modo rapido, discreto e portatile.

Da lì il telemetro diventa lo strumento naturale di reporter e fotografi di strada: Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, André Kertész, Alfred Eisenstaedt ed Elliott Erwitt per citarne alcuni.

La calotta in alluminio lavorato dal pieno

Fujifilm ha curato nei dettagli la realizzazione del corpo macchina, lavorato dal pieno con attenzione a finitura e dettagli. La differenza al tatto rispetto al magnesio pressato della X-E4 è immediata e il corpo trasmette solidità e affidabilità. Niente scricchiolii di plastiche: un corpo solido e monolitico che trasmette fiducia e che, proprio per solidità, ricorda la serie X100.

La ghiera Film Simulation nascosta: il dettaglio che dice tutto

Non è sulla piastra superiore come nella X-T30 III. È nascosta sotto la scocca, con la simulazione attiva visibile attraverso una piccola finestrella che ricorda quella di ispezione della pellicola. Questo rende l’accesso diretto alle simulazioni base e a quelle personalizzabili possibile senza entrare nei menu digitali, rimanendo sulla parte “tattile” dell’esperienza d’uso.

La finestrella di selezione pellicola

Dimensioni e portabilità: più grande della X-E4, ma quanto si nota?

L’IBIS e il sensore da 40 Mpixel impattano per circa 80 grammi rispetto al modello precedente, aumentando la profondità solo di qualche millimetro.

Mentre su altri corpi il salto è stato più sottile tra X-E4 e X-E5, a parità di ingombro e portabilità, c’è un aggiornamento hardware notevole e l’introduzione della stabilizzazione che, su un corpo portatile, rende l’intervallo di fattibilità della foto molto maggiore.

Si portano a casa più scatti, anche a decimi di secondo, scatti ben fermi, nonostante la maggiore risoluzione.

Velvia, 1/8s, f/2.8, ISO 640, 27mm

3.2 — Sensore X-Trans CMOS 5 HR: il Salto dei 40 Megapixel

26 vs 40 megapixel: la differenza che si vede davvero

Non sempre più megapixel significa meglio. Ci sono varie ragioni per questo: pixel più piccoli, di norma, hanno un rapporto segnale/rumore più basso e una dinamica minore.

La X-E5 non contravviene alle regole della fisica e devo dire che, avendoli potuti confrontare in un intervallo di pochi giorni, continuo a preferire la dinamica e la resa del 26 MP della generazione precedente.

Questo nuovo sensore non mi ha totalmente convinto, o meglio, non era necessario, a mio avviso, spingere così tanto sulla risoluzione.

Certo è che, in un corpo come la X100VI o la X-E5, abbinato allo stabilizzatore, il sensore da 40 MP ha sicuramente senso, in particolare per la possibilità di croppare grazie anche al tasto fisico di crop in macchina.

Velvia, f/4, 1/200s, ISO 125, Crop 2X

In un corpo che sta in tasca, con 40 MP, la possibilità di selezionare con una leva 1,4x o 2x permette, senza cambiare obiettivo, di comporre la scena come se si fosse cambiata ottica.

Il Crop 2x e 1.4x in macchina, letti dagli exif già nei software di sviluppo

Nello stesso tempo, le gradazioni tra i colori, indipendentemente dal crop, sono sempre molto morbide e gradevoli, grazie al numero elevato di pixel presenti.

Ho trovato però le ombre un po’ chiuse, ostiche e rumorose nel confronto con il vecchio 26 Mpixel.

Reala Ace, f/6.3, 1/1600s, ISO 64, Crop 1.4x

Gamma dinamica: quanto si recupera in RAW

Il sensore CMOS 5 HR è lo stesso di X-T5 e X100VI e, a bassi ISO, ha una gamma dinamica eccezionale per APS-C. L’ho però trovato un po’ più difficile da gestire salendo sopra gli ISO base.

Come scattato sopra, recupero delle ombre sotto. CaptureOne.

Finché gli ISO rimangono sotto i 640/800, ho trovato le ombre lavorabili senza grosse perdite. Appena si sale sopra questo valore, però, ho notato un aumento di rumore e contrasto nelle ombre, non per forza fastidioso ma più presente rispetto al vecchio 26 MP.

Velvia, f/2.8, 1/8s, ISO 800, 23mm

Qui, ad esempio, mentre nel complesso c’è una buona dinamica, i neri sono molto chiusi e le ombre medie piuttosto rumorose.

ISO: Rumore e dettaglio

Sulla carta il sensore da 40,2 MP della X-E5 parte avvantaggiato per dettaglio puro, ma agli alti ISO mostra inevitabilmente il compromesso della minor dimensione del pixel.

Fino a 1600 ISO il file rimane molto buono, ricco e ancora lavorabile; da 3200 ISO in su il rumore nelle ombre diventa più evidente rispetto al 26 MP Fuji della generazione precedente, che mantiene una grana più morbida e una transizione tonale leggermente più pulita.

Il 40 MP però conserva più microdettaglio e, se ridimensionato a 26 o 20 MP, recupera parte dello svantaggio apparente.

Rispetto al 20 MP Nikon DX, il sensore Fuji ad alta risoluzione è meno “facile” nelle ombre che si spingono velocemente verso il nero o verso il rumore, ma offre più margine di crop e una texture più fine quando l’esposizione è corretta.

Il Nikon da 20 MP resta molto convincente per pulizia immediata e tenuta ad alti ISO, grazie alla minore densità, ma non ha la stessa riserva di dettaglio.

Per provare gli ISO ho scattato da 125 ISO a 25600 ISO.

info@davideblandino.it

La zona sotto test

200, 400, 800, 1600 ISO

3200, 6400, 12800, 25600 ISO

La X-E5, quindi, non è la APS-C più pulita al buio: è quella che chiede più precisione in esposizione e restituisce più informazione quando la luce è gestita bene.

Ciononostante, la resa rimane buona, anche se mi sento di dire che il limite di piena usabilità è tra 3200 e 6400 ISO, valore comunque ottimo per un sensore iperdenso e di dimensioni “ridotte”.

JPEG Fujifilm: 40 megapixel e simulazioni, la combinazione vincente

Con 40 MP e le simulazioni pellicola, il JPEG in uscita dalla X-E5 è probabilmente uno dei migliori JPEG APS-C sul mercato oggi. Non servono altri argomenti di vendita per il cliente Fuji.

Reala Ace, f/4, 1/480s, ISO 125, 23mm

Le simulazioni hanno tutte carattere e racconto: cambiano la percezione del colore da scontata a unica, impostando un look coerente e strutturato al netto dei colori della scena. Questo è uno degli aspetti più importanti. Il mio consiglio è di scegliere la simulazione per il proprio racconto e mantenerla, indipendentemente dal bilanciamento del bianco della giornata, in modo che il racconto sia coerente, come un rullino di pellicola. Tra le simulazioni presenti mi sono reso conto che, per il contesto d’uso, Reala ACE è stata per me la più usata, complice la resa del blu onnipresente nel viaggio in Grecia.

Reala Ace, f/9, 1/400s, ISO 64. 23mm.

Ciononostante, non ho disdegnato l’editing di vari scatti secondo il mio gusto e stile, partendo da RAF che, come dicevo, sono di ottima qualità per transizioni e dettaglio, specialmente a bassi ISO.

f/2.8, 1/350s, ISO 125, 27mm
Reala Ace, f/8, 1/550s, ISO 125. 23mm., Crop 2x

3.3 — IBIS: la Prima Volta nella Serie X-E

Sette stop di compensazione: cosa significa nella pratica quotidiana

Sette stop è la promessa del laboratorio. Sul campo, con il 23mm, si parla di scattare a mano libera a 1/2 o 1/4 di secondo con buona percentuale di successo.

f/16, 1/6s, ISO 64

Considerando i 40 MP, questo è eccezionale e amplia notevolmente le possibilità creative, permettendo poi di usare il sensore nel range ISO in cui funziona meglio.

In sostanza, al netto dei numeri promessi da laboratorio, posso dire che con 23/27mm parlare di 1/2s è possibile. Ricordo ancora, all’introduzione della X-H1, un giro in centro città con scatti perfetti con il 16mm 1.4 WR a 1s. Qui la tecnologia è decisamente migliore e il range di fattibilità della foto aumenta.

Diciamo che nel 2026 una camera senza stabilizzazione interna ha veramente poco senso di esistere, specialmente in questa fascia di prezzo. Con la X-E5, Fujifilm non ha fatto altro che portare quanto sviluppato sulla X100VI su un corpo a ottiche intercambiabili, come tutti chiedevano.

3.4 — Simulazioni Pellicola e Ricette FS

Le 20 simulazioni: quale usare e quando

La X-E5 porta nel formato più “tascabile” della serie X-E il pacchetto completo delle 20 simulazioni pellicola Fujifilm, comprese REALA ACE e Nostalgic Neg.

Non sono filtri applicati a posteriori: sono profili colore costruiti dentro il motore JPEG/HEIF della macchina e, soprattutto, sono pensati per cambiare il modo in cui si fotografa già prima dello scatto, visualizzando il risultato anche a schermo.

La differenza pratica è enorme: con la ghiera dedicata si passa da un look neutro a uno saturo, da un bianco e nero contrastato a una resa vintage, senza entrare nei menu e senza interrompere il rapporto con la scena.

Acros, f/4, 1/170s, ISO 125

La cosa interessante è che Fujifilm non propone un solo “colore Fuji”, ma una vera tavolozza narrativa.

PROVIA è il punto di partenza equilibrato, quello da usare quando non si vuole interpretare troppo la scena.

Velvia spinge saturazione e contrasto, ideale per paesaggio, cielo, mare e dettagli cromatici forti, ma va dosata perché può diventare eccessiva nei ritratti.

ASTIA lavora in direzione opposta: più morbida, più gentile, molto adatta al ritratto e alla luce naturale. Classic Chrome rimane la simulazione più editoriale e “retro”, con colori compressi e un sapore da reportage, mentre Classic Neg. introduce contrasti più decisi, ombre marcate e una resa da negativo moderno molto riconoscibile.

REALA ACE è probabilmente la simulazione più importante sulla X-E5 perché è quella che meglio dialoga con il carattere della macchina: l’ho trovata veramente interessante e calzante nel mio viaggio.

Ha colori controllati, ombre profonde ma non sporche, alte luci più nette e una resa complessiva molto naturale. Sul campo, con la luce della Grecia, l’ho trovata particolarmente efficace sui blu, sulle pareti chiare, sui toni della pelle e sulle situazioni di viaggio in cui la scena cambia continuamente. È una simulazione “da lasciare inserita” per una giornata intera, proprio come si farebbe con un rullino scelto prima di uscire.

Reala Ace, f/2.8, 1/100s, ISO 125

Nostalgic Neg., invece, è meno neutra e più emotiva: scalda la scena, ammorbidisce il contrasto percepito e porta l’immagine verso una memoria più che verso una descrizione. È bellissima quando la luce è laterale, quando ci sono superfici chiare, interni vissuti, tramonti o scene quotidiane che si vogliono rendere meno documentarie e più intime. Non è una simulazione universale: se usata in pieno sole può risultare troppo calda, ma quando incontra la luce giusta restituisce un’immagine immediatamente riconoscibile.

Nostalgic Neg, f/5.5, 1/480s, ISO 125

Il vero salto rispetto alle generazioni precedenti non è solo avere 20 simulazioni, ma poterle richiamare con una ghiera fisica sotto una finestra trasparente.

La X-E5 ha dieci posizioni: sei simulazioni pronte sulla ghiera, tre slot personalizzabili FS1, FS2 e FS3, più la posizione C per scegliere dal menu.

Gli slot FS permettono di salvare non solo una simulazione, ma una ricetta completa: grana, effetto Color Chrome, Color Chrome Blue, bilanciamento del bianco, curva luci/ombre, colore, nitidezza, riduzione rumore e chiarezza.

In pratica la macchina diventa una piccola camera oscura portatile, con tre “pellicole personali” sempre a portata di pollice e personalizzabili perché ognuno possa esprimere il proprio stile.

Velvia, f/2.8, 1/100s, ISO 125 23mm

3.5 — Autofocus

X-Processor 5 e deep learning: il salto rispetto alla X-E4

La X-E4 aveva un buon AF per ritratto statico, ma soffriva sui soggetti in movimento imprevedibile. L’AI della X-E5 riconosce una decina di categorie di soggetti.

Nella pratica della fotografia street, riconoscere passanti che attraversano e bambini che corrono è un miglioramento reale.

Ora però, al netto del marketing, devo dire che proprio su questo punto ho trovato il miglioramento, forse a causa della risoluzione del sensore, non all’altezza.

Ho portato a casa un numero di foto fuori fuoco, specialmente con il 23mm rispetto al 27mm, non del tutto trascurabile e spesso non giustificato dalla scena.

Autofocus sbagliato in foto in sequenza non particolarmente critica.

Il riconoscimento di fatto c’è, anche se non al livello di competitor come Sony, ma mi sembra che la reattività della lente non sia in grado di coprire la distanza in modo efficace prima dello scatto.

Reala Ace, f/2.8, 1/680s, ISO 125, 23mm, fuoco sugli occhiali mancato.

3.6 — Mirino e Display

Classic Display e Surround View: due nuove modalità EVF

La X-E5, per riprendere il filone analogico, offre due modalità di visualizzazione delle informazioni.

Classic Display mostra le informazioni di scatto in basso, fuori dall’area immagine, come nelle fotocamere analogiche, sacrificando leggermente la dimensione della finestra di scatto per fare spazio alle informazioni.

Surround View mostra un’area semitrasparente oltre i bordi del fotogramma.

Due modalità che emulano l’esperienza a pellicola in un display francamente ben definito, con bei colori e facile da usare, complice la sua posizione laterale.

Display 1,62M punti e tilt a 180°: sufficiente per il vlog?

Il display è migliorato rispetto alla X-E4, passando da 1,04 a 1,62 milioni di punti. Il tilt a 180°, ribaltandosi sopra la macchina, permette il selfie mode in modo comunque meno pratico del classico display “vari-angle”.

Il display della X-E5 però è pensato per le foto, per fortuna, e permette lo scatto di nascosto, “dalla pancia”, in modo molto comodo e pratico.

Provia, f/4.5, 1/160s, ISO 125

3.7 — Comparto Video

6,2K pixel 1:1 e 4K/60p 10 bit: cosa significa “pixel 1:1”

A differenza dell’oversampling, il 6,2K pixel 1:1 legge direttamente ogni fotosito del sensore senza interpolazione: si ottiene la massima nitidezza teorica del sensore, senza guadagni in riduzione del rumore che invece l’oversampling garantisce.

Per chi monta in post, è materiale grezzo e preciso.

Per chi vuole il video “più bello di default”, il 4K/30p con oversampling potrebbe risultare più soddisfacente.

F-Log2 interno: finalmente 10 bit su scheda

La X-E4 aveva F-Log solo a 8 bit su scheda, 10 bit solo via HDMI esterno.

La X-E5 porta F-Log2 a 10 bit direttamente sulla scheda SD.

Per il filmmaker amatoriale è un cambio di paradigma: niente recorder esterno, niente cavi, niente ingombro aggiuntivo. Ma attenzione: F-Log2 va esposto con attenzione, richiede una LUT e un minimo di workflow in post.

Un corpo per video brevi, non per produzioni lunghe

Va detto. Nessuna uscita cuffie nativa, nessun raffreddamento attivo.

La X-E5 è ottima per clip di viaggio, street video, B-roll.

È una macchina per fotografare più che per girare video.

3.8 — Le Due Ottiche di Test: 23mm vs 27mm

Entrambi i pancake pesano meno di 100 grammi. Entrambi hanno diaframma a click con posizione A, sono tropicalizzati, montano filtri Ø39mm. Ma sono due ottiche con caratteri distinti.

XF 23mm F2.8 R WR: il 35mm equivalente, focale da giornalista

Il 23mm include più contesto, più ambiente, più racconto.

È la focale della street classica, del reportage, del viaggio, ed è una delle mie focali preferite: complice anche la possibilità di crop in macchina, permette di scattare qualsiasi scena.

Abbinato alla X-E5 forma una combinazione che per dimensioni e discrezione ricorda da vicino la X100VI, con in più la libertà di cambiare ottica.

Ho trovato solo l’AF un po’ più lento rispetto al 27mm, ma potrebbe essere anche qualcosa che Fujifilm migliorerà nel tempo grazie alla sua filosofia “Kaizen” di continuo miglioramento.

XF 27mm F2.8 R WR II: il 41mm equivalente, la focale dello sguardo neutro

Il 27mm è più discreto del 23mm nel frame: include meno, permette una visione molto naturale e più simile al nostro occhio.

Il motore stepper è più silenzioso e raffinato in video rispetto al DC coreless del 23mm.

Per il ritratto ambientato, la quotidianità e il viaggio con un’ottica sola, però… preferisco il 23mm e la resa da 35mm equivalente.

Nostalgic Neg f/5.6, 1/100s, ISO 1250, 23mm minima distanza di Messa a fuoco.

3.9 — A Chi è Destinata?

L’alternativa alla X100VI per chi vuole cambiare ottica

Fujifilm ha posizionato il kit X-E5 + 23mm allo stesso prezzo di lancio della X100VI.

Direi che non è casuale: è un’alternativa esplicita.

Chi vuole la fisicità Fuji, la sensazione tattile della X100VI, tutte le simulazioni pellicola e un sistema aperto, ma non vuole l’ottica fissa: questa è la risposta.

Da X-E4: vale l’upgrade?

Sì, e senza dubbi. Non è un aggiornamento incrementale come X-E4 rispetto a X-E3: è un salto generazionale su sensore, processore, IBIS e video. L’unico contro è il peso aumentato di 80 grammi, che si paga per la qualità costruttiva del corpo.

Il fotografo di street e viaggio: il target perfetto

Discreta, leggera, IBIS per la bassa luce, un sensore che permette crop spinti e una ghiera Film Simulation sul pollice.

La X-E5 con un pancake è probabilmente il miglior compromesso oggi per provare al 100% l’esperienza Fuji.

04 — Pro e Contro

Sintesi ragionata per il banco vendita.

PRO

  • Sensore X-Trans CMOS 5 HR 40,2 MP: lo stesso di X-T5 e X100VI, qualità d’immagine di riferimento per APS-C
  • IBIS 5 assi fino a 7 stop: prima assoluta nella serie X-E, fattibilità di scatto notevole.
  • Ghiera Film Simulation fisica nascosta sottoscocca con finestrella di lettura: dettaglio di design “retro”
  • 20 simulazioni pellicola tra cui REALA ACE e Nostalgic Neg., con 3 slot ricette FS personalizzabili per il proprio look.
  • JPEG out-of-camera tra i migliori del mercato APS-C: colori profondi, simulazioni pronte all’uso
  • F-Log2 a 10 bit su scheda SD: video professionale senza recorder esterno, per la prima volta sulla serie X-E
  • Video 6,2K e 4K/60p 10 bit: comparto video finalmente moderno e completo
  • Piastra superiore in alluminio lavorato dal pieno: qualità tattile da camera di fascia superiore
  • Classic Display e Surround View nel mirino: due nuove modalità EVF che cambiano l’esperienza d’uso
  • Display a 1,62M punti con tilt 180°: selfie e vlog possibili, netto miglioramento sulla X-E4
  • Slot SD UHS-II / V90: scrittura dati adeguata ai file video 6,2K 10 bit
  • ISO 125 nativo: base di lavoro più pulita rispetto all’ISO 160/80 esteso della X-E4
  • Posizionamento uguale a X100VI in kit con 23mm: l’alternativa a ottica intercambiabile della serie fissa

CONTRO

  • Peso aumentato di ~80 g rispetto alla X-E4: l’IBIS e il sensore HR hanno un costo fisico
  • Nessuna tropicalizzazione certificata WR del corpo: la X-E4 era nella stessa situazione, ma vale la pena saperlo
  • Nessun flash integrato: la X-T30 III e alcune concorrenti lo hanno, qui bisogna portarsi un flash esterno
  • Nessuna uscita cuffie: monitoraggio audio in video solo via adattatore o uscita HDMI
  • Singolo slot SD: nessuna ridondanza per chi usa come secondo corpo professionale
  • AF tracking non al livello della concorrenza Sony o Nikon: per soggetti veloci e imprevedibili, esistono soluzioni migliori
  • Elaborazione RAW X-Trans meno fluida in Lightroom rispetto ai sensori Bayer: da considerare per chi lavora molto in post. Meglio usare CaptureOne.

Conclusioni

Dopo aver avuto per anni la X100V e averla portata ovunque, ero davvero curioso di provare il nuovo 40 megapixel e la stabilizzazione praticamente nello stesso corpo.

La X-E5 sulla carta sembra come una X100VI con le ottiche intercambiabili.

In parte è proprio così: stesso spirito compatto, stesso sensore da 40 megapixel, stessa filosofia Fuji fatta di ghiere, sensazione tattile, simulazioni pellicola e JPEG pronti.

Ma sul campo diventa evidente che non è una X100VI “aperta” in senso semplice: è una proposta più libera, più versatile, ma anche meno immediata.

Il suo valore sta nella possibilità di scegliere: con il 23mm diventa una macchina da reportage e viaggio molto vicina alla X100VI, con il 27mm è ancora più discreta, con altre ottiche entra davvero nel sistema X.

Però questa libertà ha un prezzo pratico: se si vogliono cambiare focali, le ottiche bisogna portarle dietro.

A questo punto la domanda diventa meno tecnica e più reale: voglio una compatta da avere sempre con me, o un piccolo sistema da costruire intorno al corpo?

Da questo punto di vista la X-E5 convince molto come oggetto fotografico.

È solida, bella da usare, finalmente stabilizzata, ricca di simulazioni e capace di produrre file bellissimi quando la luce è gestita bene.

Il crop in macchina, REALA ACE, la ghiera delle simulazioni e l’IBIS la rendono una Fuji molto moderna ma ancora profondamente fotografica.

Non mi ha però soddisfatto del tutto su due aspetti: il sensore da 40 MP, che continuo a trovare meno equilibrato del 26 MP nelle ombre e agli ISO più alti, e l’autofocus, migliorato ma non sempre affidabile quanto mi aspettavo.

Il giudizio finale quindi è positivo, ma non assoluto. La X-E5 è consigliatissima a chi vuole una Fuji compatta, stabilizzata e aperta al parco ottiche X.

Risulta invece meno “giusta” per chi cerca davvero la macchina unica da mettere in tasca e dimenticare.

In quel caso la X100VI, o la “vecchia” X100V, rimangono forse più coerenti, proprio perché non chiedono di fare scelte.

La X-E5 è la scelta della libertà, la X100VI quella della semplicità.

Personalmente mi è piaciuta, l’ho capita e la considero una delle Fujifilm più interessanti degli ultimi anni: non perfetta, ma desiderabile, e soprattutto capace di far venire voglia di fotografare.

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